Un bicchiere di vino al giorno per meglio tollerare la radioterapia
Le radiazioni usate per combattere il cancro colpiscono, come si sa, anche i tessuti sani vicini, primo
fra tutti la pelle che devono attraversare, provocando molto spesso effetti collaterali anche rilevanti.
E’ in questo campo che il vino scopre un suo lato nuovo ed inatteso: proteggere quei tessuti
dalle radiazioni, senza peraltro diminuire l’efficacia della radioterapia nel danneggiare le cellule
cancerose. A favorire questo effetto benefico non sarebbe l’alcol, ma altri componenti contenuti nel
vino, primi fra tutti gli antiossidanti della categoria dei polifenoli.
La ricerca, condotta dall’Unità Operativa di Radioterapia e Terapie Palliative del Dipartimento
di Oncologia e dai Laboratori di Ricerca dell’Università Cattolica di Campobasso, ha preso in
esame 348 donne malate di tumore al seno e sottoposte a radioterapia nello stesso centro molisano
nel periodo che va dal febbraio 2003 al giugno 2007. Oltre alle normali informazioni cliniche necessarie
per l’inizio della cura, ciascuna paziente aveva fornito informazioni sul suo stile alimentare
e sulle sue abitudini di vita, incluso il consumo di bevande alcoliche e specificamente di vino. Ciò
che i ricercatori hanno esaminato è il danno che le radiazioni potevano provocare nella pelle del seno,
un tipo di lesione misurato con una scala di gravità crescente.
I risultati, pubblicati on line sull’International Journal of Radiation Oncology Biology, Physiscs,
mostrano come le donne che avevano l’abitudine di bere moderate quantità di vino abbiano presentato
un livello di lesioni della pelle significativamente inferiore rispetto a quelle astemie.
“I nostri dati – spiega Alessio Morganti, direttore dell’Unità di radioterapia - mostrano che il
consumo giornaliero moderato di vino presenta un rischio di danni cutanei mediamente inferiore del
75% rispetto ad una paziente astemia. Questo lavoro va nella stessa direzione di alcuni studi precedenti,
condotti in altri laboratori internazionali, che avevano mostrato come le componenti non alcoliche
del vino, soprattutto i polifenoli, abbiano la capacità di proteggere il DNA dalle radiazioni.
Naturalmente c’è ancora molto lavoro da fare per scandagliare nei dettagli questi effetti positivi del
vino, ad esempio studiare se c’è differenza tra bianco e rosso. Un punto cruciale sarà confermare direttamente
il ruolo della componente non alcolica del vino, che potrebbe aprire la strada ad un uso
terapeutico di quegli antiossidanti. In ogni caso la possibilità che una particolare dieta o abitudine
alimentare possa ridurre gli effetti collaterali della radioterapia è un’acquisizione decisamente imprevista
e innovativa”.“Dal punto di vista generale, come già osservato nel campo delle malattie cardiovascolari – commenta
Giovanni de Gaetano, direttore dei Laboratori di ricerca - la moderazione è la parola
chiave quando abbiamo a che fare con bevande alcoliche. Nel caso delle donne sottoposte a radioterapia
per il tumore al seno stiamo parlando di un bicchiere di vino al giorno, quindi una dose molto
bassa, compatibile con le abitudini mediterranee. Naturalmente non sarebbe corretto consigliare ad
una paziente astemia di cominciare a consumare vino prima di cominciare un trattamento radioterapico,
ma il quadro che emerge è ancora una volta la validità della Dieta mediterranea come stile di
vita salutare”.
04 / 07 / 2009
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