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Ogm, l’UE autorizza la patata transgenica amflora

CAMPOBASSO - Dopo il via libera della Commissione dell’Unione Europea alla coltivazione della prima patata transgenica (la Amflora) nel Vecchio Continente, la Coldiretti del Molise ribadisce il suo secco “no” a questo tipo di colture. “E’ da tempo che ci opponiamo alle colture ogm – ha sottolineato il presidente regionale della Coldiretti, Amodio De Angelis – e la decisione della Commissione non cambia di certo le nostre idee. Anzi - ha aggiunto – ci sentiamo ancor più convinti della bontà della nostra posizione visto che i risultati dell'ultima indagine annuale Coldiretti-Swg su ‘Le opinioni di italiani e europei sull'alimentazione’, evidenzia che il 72 per cento dei cittadini italiani che esprimono una opinione in merito considera i prodotti alimentari contenenti ogm meno salutari rispetto a quelli tradizionali”.

Andando più a fondo nella questione va detto che Bruxelles ha autorizzato l’introduzione nei campi comunitari della patata transgenica Amflora per uso industriale (oltre alla commercializzazione, ma non la coltivazione, di tre tipi di mais ogm della Monsanto, per alimentazione umana e mangimi) annunciando, tuttavia, che entro l’estate presenterà anche una proposta per far decidere liberamente ai singoli Stati membri se coltivare o meno organismi geneticamente modificati sul proprio territorio, invertendo così l’attuale quadro normativo. “La decisione dell’esecutivo comunitario di consentire agli agricoltori ‘libertà di semina’ – ha commentato il direttore regionale della Coldiretti, Angelo Milo - dà valore alla scelta lungimirante fatta dall’Italia per un agricoltura libera da ogm grazie all’impegno di un vasto schieramento che comprende Coldiretti, movimenti ambientalisti, consumatori e istituzioni in rappresentanza della maggioranza dei cittadini e agricoltori italiani che sono contrari al biotech nei campi e nel piatto”.

“Il modello produttivo cui è orientato l’impiego di ogm – ha spiegato il presidente De Angelis - è nemico della tipicità e della biodiversità. Inoltre – ha aggiunto - in Italia, per la conformazione morfologica dei terreni e le dimensioni delle aziende, non sarebbe possibile evitare le contaminazioni tra colture ogm e tradizionali, violando così la libertà della stragrande maggioranza degli agricoltori e cittadini di avere i propri territori liberi da ogm. La Coldiretti chiede invece, con decisione, una etichettatura chiara che permetta di sapere se il cibo che mangiamo contiene direttamente o indirettamente organismi geneticamente modificati”.

A riprova della bontà della tesi della Coldiretti contro gli ogm, il presidente De Angelis ha infine evidenziato che: “anche dove è possibile la coltivazione di ogm gli agricoltori riducano le semine è ciò fornisce la concreta dimostrazione che per le colture transgeniche attualmente in commercio non c’è quella miracolosa convenienza economica che le multinazionali propagandano. Tutt’altro, a dodici anni dalla loro introduzione in Europa, le coltivazioni biotech sono già in calo e rappresentano molto meno dell’uno per cento del totale perché, di fatto, non sono riuscite a trovare un mercato, vista la persistente contrarietà dei consumatori ad acquistare prodotti geneticamente modificati”.
“Una contrarietà – gli ha fatto eco il direttore Milo - giustificata dai crescenti dubbi sul piano sanitario e ambientale riguardo ad alcune colture transgeniche a seguito di nuove acquisizioni sugli effetti negativi per la salute dell’uomo, sugli organismi del terreno e sulla dispersione del polline, con contaminazioni derivanti dalla impollinazione incrociata tra coltivazioni transgeniche e non”.


05 / 03 / 2010





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