Nel Molise, un milione per Internet senza fili tra gli sfollati del sisma del 2002 LARINO - Su 550 milioni erogati dallo Stato, solo 248 sono stati investiti per la ricostruzione.
SOLDI DEL TERREMOTO PER IL Wi-fi. IN BARACCHE MA CITTADINI DIGITALI”.Con questo titolo si apre la pagina di oggi della Cronaca del sito de La Repubblica (www.repubblica.it). “L’articolo, a firma di Giuseppe Caporale, cerca di spiegare il cattivo utilizzo dei soldi pubblici e, intanto, mentre si spende “un milione di euro di fondi pubblici per portare il sistema Wi-fi nei comuni più danneggiati dal terremoto del Molise….per completare le nuove case servono altri fondi pubblici. Eppure dei 550 milioni di euro erogati dallo Stato per il sisma (fino ad oggi), solo 248 sono stati effettivamente investiti per la ricostruzione, mentre 170 milioni sono stati utilizzati per il “programma di ripresa produttiva” e per “promuovere il territorio”.E qui l’elenco delle tante costose iniziative che il Molise conosce nei minimi particolari..Se questo articolo viene letto dalla De Camillis, la indecisa Onorevole che, intanto continua, senza arrossire, a percepire la doppia indennità con l’aggiunta dei gettoni di presenza nelle commissioni, anche quando non vi partecipa, sicuramente avrà da ridere, come ha fatto l’altro giorno nella sala consigliare del Comune di Larino, che se i soldi non arrivano non è colpa solo de La7 con il suo servizio sul terremoto del Molise, ma ora anche di Repubblica che ha pubblicato l’articolo di Caporale, mai e poi mai della politica da lei avallata in Regione.Sarebbe molto interessante sapere come sono stati utilizzati i 170 milioni di euro destinati alla ripresa produttiva e per la promozione del territorio, visto che, ad oggi, notizie in merito, oggetto di riflessioni, non ce ne sono. Si sente parlare di nuove strade di collegamento con l’area del cratere, troppo isolata; di un nucleo industriale in quel catino sotto Montelongo; di una grande vetrina dei prodotti molisani sulla Bifernina all’altezza di Castellino sul Biferno. In pratica una nuova e più cospicua cementificazione dentro una visione dello sviluppo datato più di 40 anni fa che, ormai, ha fatto il suo tempo. Nessuna idea che dia la sensazione che c’è una voglia di fare e, anche, di rischiare, con un progetto trainante di altre iniziative, che porta immagine al territorio del cratere, dia possibilità di utilizzare le risorse esistenti per moltiplicarle.Un grande progetto sul quale investire per non ripetere cose che già sono vecchie e per non passare alla solita spartizione di risorse da mettere nelle mani delle amministrazioni locali che, come tutti sanno, hanno serie difficoltà, per la carenza di risorse, di gestire la quotidianità.Perché pensare a nuove strade e, quindi, a scempio e spreco del territorio, invece che alla gestione di quelle esistenti per superare i disagi dovuti ad una pessima manutenzione che, al massimo si riduce, alla sovrapposizione di un manto di asfalto che dura si e no una stagione?Perché non scommettere sulle risorse storico-culturali, paesaggistico-ambientali e quelle dell’agricoltura per una crescita quantitativa e qualitativa delle produzioni, ma, soprattutto, per una valorizzazione turistica del territorio del cratere?Perché non utilizzare strutture già esistenti e farle funzionare, invece di tenerle chiuse dopo che sono costate un sacco di soldi pubblici. Pensiamo alla Coteb di Larino, lungo la Bifernina, ed al suo punto vendita che ha tutto per funzionare nel momento in cui si dà un programma e si mette a disposizione del consumatore-visitatore? Le giuste risposte arriveranno solo se c’è la volontà di ripensare lo sviluppo e di programmare le risorse verso soluzioni che tengono conto della sostenibilità e compatibilità, in un mondo dove il nuovo avanza ed è difficile starci dietro se non c’è la convinzione che è il cambiamento è una necessità.
Pasquale Di Lena
30 / 06 / 2008
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