Eco del Molise - di Stefano Venditti
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LETTERA APERTA AI MOLISANI, IL DIRITTO ALLA SALUTE, IL SISTEMA SANITARIO TUTELA I PIU’ DEBOLI?

CAMPOBASSO - Dallo scorso novembre ho assunto le funzioni di Tutore Pubblico dei Minori del Molise e mi accingo ad avviare con serietà e passione la mia attività una volta espletati i necessari adempimenti amministrativi per la concreta funzionalità del nuovo Ufficio. Nel corso della mia carriera professionale, ho potuto verificare, come chiunque operi nel sociale, quanto sia essenziale per una serena convivenza civile garantire la piena realizzazione dei diritti primari della persona. In tale ambito è di tutta evidenza la particolare rilevanza che riveste per i bambini ed i giovani, ma anche per tutti i cittadini, il diritto alla salute. Esso trova la sua fonte, come sappiamo, nella nostra Carta Costituzionale all'articolo 32, il cui primo comma recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e garantisce cure agli indigenti…….”. Quello che i nostri Padri costituenti hanno codificato protegge l’individuo nei suoi bisogni fisici e psichici. La salute va tutelata da parte degli Organi pubblici contro ogni elemento nocivo, di derivazione ambientale od attribuibile a terzi, che possa impedirne il godimento. Lo Stato, le Regioni sono chiamate dalla norma direttamente in causa quali Enti obbligati a predisporre mezzi e strutture idonee a tutelare, nei limiti consentiti dai principi della migliore scienza medica, il benessere psicofisico dei cittadini in via preventiva ed a mitigare ed annullare gli effetti negativi di qualunque affezione. Anche la Corte Costituzionale ha autorevolmente ribadito che la salute è “un diritto individuale fondamentale, primario ed assoluto, da inquadrare tra quelle posizioni soggettive direttamente tutelate dalla Costituzione”. In questo quadro quindi non v'è chi non veda l'estrema importanza di approntare un sistema sanitario efficiente, moderno, equo, adeguatamente diffuso sul territorio, pronto nelle risposte, congruo alle varie esigenze dei pazienti, caratterizzato da un'azione ispirata esclusivamente alla tutela della salute pubblica, senza derive personalistiche dei dirigenti, cui il cittadino possa con serenità affidarsi per la gran parte delle esigenze di cura ed assistenza. Ai sensi dell’art. 24 della Convenzione ONU il fanciullo ha diritto “di godere del migliore stato di salute possibile e di accedere e beneficiare di servizi medici e di riabilitazione”. Quando il ricovero in un nosocomio riguarda un bambino o una bambina, sottratti ai loro giochi ed ai loro studi, la sensibilità del mondo adulto deve obbligatoriamente affinarsi. In tali casi, dobbiamo esserne consapevoli, l'attuale assetto della sanità regionale non è sufficiente, occorre un cambio di passo, occorre allinearsi alle regioni italiane ed agli Stati europei più avanzati. E' mia intenzione pertanto, e mi piace comunicarlo ai cittadini in via preventiva attraverso questa missiva proporre nelle prossime settimane all'Asrem l'adozione delle bellissime “Carta dei diritti dei bambini in ospedale” e della “Carta di Ledha” in materia di sostegno ai bambini malati, formate rispettivamente dall'Hope – “Hospital Organisation of Pedagogues in Europe” - e dall'Each – “European Association for Children in Hospital”- e recepite dall’UNESCO. Entrambe, solenni dichiarazioni trasfuse in molti ordinamenti statali e regionali, costituiranno, quando adottate dal Molise, un rinnovato segno di civiltà e progresso per la nostra regione. La prima prevede il diritto del bambino malato di ricevere in ospedale tutta l’istruzione necessaria, in modo da non sottrargli tale fondamentale forma di contribuzione alla formazione della sua persona, la seconda il diritto del minore di ricevere in ambito ospedaliero l’assistenza dei genitori o dei parenti, nei cui confronti sono assicurate forme privilegiate di accoglienza e soggiorno, il diritto di essere curato da personale specializzato in campo psicologico in ambienti distinti da quelli degli adulti, colorati ed accoglienti, il diritto all’attività ludica e varie altre forme di ausilio, che a mio parere costituiscono davvero il segno di un più elevato livello del vivere civile. Quanto tutto questo possa costituire un concreto ausilio ai genitori ed alle famiglie penso sia a tutti chiaro e sono certa che troverò nelle Autorità amministrative competenti e nel personale sanitario un adeguato livello di ascolto per la pronta realizzazione dell'iniziativa. Prendo spunto da quanto ho appena esposto per allargare brevemente il campo della mia riflessione, augurandomi che questo intervento possa costituire l'inizio di un dibattito sul tema dell'attuale assetto della sanità regionale, scevro per una volta da riserve mentali, ipocrisie, necessità di tutelare persone o cose che non meritano cittadinanza in un confronto che deve essere da un lato aperto, serio e rigoroso, ma dall'altro dettato anche dal cuore ed ispirato esclusivamente alla tutela di uno dei diritti più preziosi della persona. La materia è complessa, la discussione sul tema va avanti ormai da un lasso di tempo non breve e richiederà ancora corposi approfondimenti specialistici, provo quindi ad evidenziare pochi punti nodali, su cui a mio avviso potrebbe impostarsi un nuovo progetto. Mi chiedo innanzitutto: in anni caratterizzati, anche a livello statuale, da oggettiva carenza di risorse economiche, non è forse il caso di affrontare preliminarmente il problema della compatibilità finanziaria di ogni iniziativa che si intraprenda? Quanto costa la sanità al cittadino in Molise e quali sono i livelli qualitativi di intervento? Può forse definirsi buona amministrazione pervenire ad imponenti livelli debitori, sì da dover necessariamente ricorrere a ridimensionamento degli ospedali, a tagli di posti letto, od a costosi piani di rientro, come purtroppo sta accadendo in questi mesi in Molise? A partire dall'inizio degli anni novanta le varie Usl - poi Asl - del Molise, hanno accumulato un debito imponente nei confronti di vari soggetti (in specie industrie farmaceutiche, fornitori di beni e servizi e farmacie), che si sta cercando di onorare impegnando ancora una volta risorse economiche che avrebbero dovuto essere utilizzate al contrario per la concreta funzionalità del servizio. L'amministrazione sanitaria è stata quindi soggetta in numerosissime occasioni ad esecuzioni civili, con conseguente rilevantissimo aumento degli importi originariamente dovuti, a titolo di oneri accessori e di spese legali, il cui pagamento in moltissimi casi ben avrebbe potuto e dovuto essere evitato. I lettori mi consentiranno a questo punto una piccola “provocazione” a mio avviso necessaria: il Molise può attualmente permettersi una facoltà di Medicina, la cui piena attuazione comporterà la quasi scontata dequalificazione degli stabilimenti ospedalieri esistenti? Non è in gioco ovviamente la bontà della scelta accademica, bensì la possibilità che questa trovi la giusta realizzazione e collocazione, e, soprattutto, che non riduca sostanzialmente a deserto il panorama della sanità del Molise. La nostra regione è fortunatamente caratterizzata, in tutti gli stabilimenti ospedalieri ed in alcune strutture private da tempo affermatesi come centri di alta specializzazione, da significativi livelli di eccellenza. Perchè correre il concreto rischio, od addirittura avere la certezza, che simili livelli di assistenza vengano meno, o siano “confinati” solo a Campobasso, nel nuovo policlinico universitario? Chi può fondatamente affermare che un ospedale privo di un pronto soccorso, o con questo od altre divisioni operative solo nelle ore diurne od in alcuni giorni della settimana, può definirsi un vero nosocomio? E' inutile negare la realtà: gli ospedali di Agnone, Larino e Venafro con tutta probabilità corrono il rischio di divenire al più attrezzati poliambulatori, o stabilimenti per lungo degenti se si continuerà a rincorrere “faraonici” progetti che il Molise, allo stato attuale, non è in grado di permettersi. Non è forse preferibile quindi destinare le risorse disponibili per rendere accettabili le lunghe liste di attesa per gli esami di laboratorio e per gli stessi ricoveri? Oppure per assicurare ad ogni bambino la possibilità di trovare in un ambito territoriale che, con gli attuali ospedali si è mostrato essere ottimale, cure ed assistenza di elevato livello? Chi risarcirà l'anziano non autosufficiente, il minore proveniente da un nucleo parentale disagiato, della scomparsa di presidi che hanno assicurato per decenni un'assistenza “di prossimità” reale e pronta a prestare la propria opera in ogni momento? Non certo un distante grande ospedale che dovrà rispondere a ben altre esigenze, lontane dalle primarie richieste del comune cittadino. Chi si occuperà quindi della sofferenza dell’indigente, della persona che non può ricorrere a specialisti od a strutture non convenzionate? La Costituzione recita, sempre all'art. 32: “la Repubblica garantisce cure gratuite agli indigenti”, possiamo in buona fede affermare che questo principio sarà pienamente realizzato se nel prossimo futuro tutta l'attenzione sarà per necessità attratta dalla nuova Facoltà? Ed allora mi pongo la domanda e la rivolgo a tutti i molisani: “oggi esiste il diritto alla salute in Molise?” Il Tutore Pubblico dei Minori Nunzia Lattanzio 05 / 01 / 2008


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