Le Torri di Babele aumentano e la cultura degli studenti diminuisce MONTANAGNO - Ha colpito indistintamente tutti i genitori montaganesi che l’hanno seguita, la puntata datata 30.03.2012 della trasmissione “Moby Dick”, in onda su Telemolise.
Il dibattito, incentrato sull’argomento “scuole molisane”, tema scottante, ma inevitabilmente prioritario da affrontare e risolvere con estrema sollecitudine, ha coinvolto diversi nomi di spicco sia della politica che dell’amministrazione scolastica di questa nostra piccola e pressoché “dimenticata” ventesima Regione.
Lo sconcerto generale, diffusosi a seguito dell’ascolto e della visione del programma, deriva dalla consapevolezza che tutti i dibattiti del mondo e tutte le chiacchiere immaginabili, non siano mai state sufficienti, né mai lo saranno, a sbrogliare una matassa che non può e non deve essere trascurata: la scuola.
E’ mai possibile che, ancora oggi, nel 2012, si prenda sotto gamba una questione prioritaria come questa? Uno dei pilastri fondamentali dello sviluppo a 360° di un paese? Ciò che dovrebbe invece essere il primo impegno di chiunque si trovi ad amministrare la cosa pubblica, il futuro delle generazioni che verranno?
Ebbene, oggi non è affatto questa la prospettiva.
Attualmente siamo in condizioni a dir poco pessime:
- Le “vecchie” strutture scolastiche non rispettano in alcun modo le nuove normative antisismiche e di sicurezza;
- Le strutture che hanno subito un adeguamento, in ogni caso, conservano ambienti non rispondenti alle più elementari esigenze di spazio, sia in riferimento al D.M. 18 dicembre 1975, che al D.M. 26 agosto 1992, che prevede un numero massimo di 26 alunni per aula (già troppi comunque);
- Le nuove disposizioni in tema di numero massimo di studenti per classe oscillano da 30 a 32. (Ma stiamo scherzando? Nessuna delle strutture molisane, comprese quelle del capoluogo, possiede le caratteristiche necessarie ad ospitare e contestualmente salvaguardare la sicurezza dei nostri figli! Ci rendiamo conto che spesso abbiamo a cuore più le strutture di accoglienza dei nostri amici a quattro zampe che quelle che accolgono ciò che di più caro abbiamo al mondo?);
- Che livello di qualità dell’insegnamento stiamo offrendo ai nostri studenti?
- E’ umanamente impossibile per il miglior insegnante:
1. Che ricordi nomi, cognomi, attitudini e esigenze di ciascuno dei propri alunni in classi così numerose;
2. Che riesca ad intessere rapporti di empatia con gli alunni come ricordiamo era invece tra noi genitori ed i nostri insegnanti di una volta;
3. Che abbia anche solo il tempo materiale di svolgere tutto il programma ministeriale ed effettuare le opportune verifiche (possiamo domandare a qualsiasi alunno di qualunque scuola primaria del capoluogo…nessuno sa cosa siano le interrogazioni, esistono solo le verifiche scritte, collettive, impersonali e prive dello scambio proprio del colloquio verbale. Come possono gli insegnanti capire quanto lo studente conosca dell’argomento trattato, quanto sappia esprimerlo, se abbia o meno bisogno di stimoli per sviluppare l’attitudine al colloquio, se abbia necessità di sostegno emotivo, ecc. Stiamo spersonalizzando anche quel che resta dei pochi rapporti che intratteniamo. Siamo ormai nell’era glaciale della comunicazione verbale. E quel che è peggio, proprio all’interno dell’ambiente che dovrebbe incentivare a fare il contrario. NON LO DOBBIAMO PERMETTERE!);
- Il Sindaco di Campobasso, durante un servizio del Telegiornale di Telemolise, ha espresso la sua intenzione di investire l’esorbitante somma di 6 milioni di euro per la realizzazione di un polo scolastico centrale che raccolga 4 degli istituti comprensivi del capoluogo, da ultimare nel giro di due anni (Come?! Invece di decentralizzare l’istruzione, continuiamo a fare il contrario? Involviamo invece di evolvere? E perché utilizzare in questo modo tutti i “nostri soldi”? Siamo in crisi, è il momento di investire intelligentemente i risparmi, non di buttarli al vento o convogliarli nell’ennesimo progetto di cattedrale nel deserto!).
Noi non vogliamo essere un’ulteriore voce tra le tante che sollevano solo polemiche inutili, vorremmo lanciare delle proposte nella speranza che qualcuno che creda nel futuro ci aiuti a realizzarle:
1. Abbiamo sul territorio numerosi edifici scolastici sicuri: raggruppiamo i pochi alunni dei piccoli centri sotto lo stesso tetto;
2. Decentralizziamo le scuole cittadine convogliando tutti gli alunni pendolari negli istituti dei paesi limitrofi;
3. Utilizziamo i “nostri soldi” per distribuire gli alunni in classi numericamente più vivibili pagando più insegnanti;
4. Il o i poli centrali costruiamoli nelle vicinanze della città in modo che raccolgano gli studenti dei comuni “satellite” i quali non posseggono strutture sicure;
5. Utilizziamo i fondi per organizzare il trasposto sicuro degli studenti come se facessimo parte tutti di una grande città con tante periferie.
Il mondo cambia e migliora solo con l’istruzione… la buona istruzione.
Investire nella scuola significa promuovere lo sviluppo, porta all’aumento del PIL ed elimina la recessione.
Mettiamo gli insegnanti in condizione di poter lavorare con entusiasmo, sincerità e con l’esempio. Oggi essi non possono compiere appieno la loro “missione” perché impediti da mille ostacoli che lo stesso stato frappone tra essi e l’obiettivo verso cui tendono le loro forze: gli studenti.
Un meraviglioso insegnante, studioso, scrittore, oratore e ascoltatore, Leo Buscaglia, nella premessa ad una sua famosa opera dice: “Secondo Nikos Kazantzakis, gli insegnati ideali sono quelli che si offrono come ponti verso la conoscenza e invitano i loro studenti a servirsi di loro per compiere la traversata; poi, a traversata compiuta, si ritirano soddisfatti, incoraggiandoli a fabbricarsi da soli ponti nuovi. (…)”.
Oggi, in classi di 30 alunni, come può instaurarsi un rapporto tale da permettere un “passaggio” di tal genere? Utopistico…
I Genitori di Montagano
28 / 04 / 2012
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