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Le età del bullismo CAMPOBASSO - Le prevaricazioni tipiche del fenomeno si osservano fin dalla scuola primaria ma non scompaiono in adolescenza. Nelle numerose indagini condotte in Italia e in altri Stati si evince che il problema esiste soprattutto nella scuola primaria e nella scuola secondaria di primo grado, in cui si evidenziano percentuali più alte, ma non scompare nella secondaria di secondo grado, dove ci troviamo di fronte ad un fenomeno di “bullismo specializzato”. In questa fase adolescenziale il bullismo si modifica, assumendo sfumature diverse, a seconda della combinazione culturale dei discenti e attraverso l’interazione tra ambiente socio-familiare, ambiente scolastico e ambiente desiderato o ideale. Nelle numerose indagini condotte presso le secondarie superiori, nei diversi paesi europei, spesso si dichiara che il problema c’è, ma è mascherato* da atteggiamenti del singolo e del gruppo che poi, inevitabilmente, sfociano nel mobbing dell’adulto , nel nonnismo delle caserme e in altri comportamenti problema. Anche nella piccola realtà molisana, dove ho condotto progetti sul “Disagio giovanile e i comportamenti a rischio” in Istituti Secondari di secondo grado di diverse tipologie, ho spesso riscontrato fenomeni di bullismo, difficile , a volte, da identificare per un osservatore poco esperto, in quanto ben mascherato da comportamenti apparentemente “normali”.
Le vittime del bullismo
La vittima prescelta è “lo sfigato” del gruppo, un bambino o ragazzo che contraddice i comportamenti della maggioranza: può essere un ragazzo “bravo” in una classe di “asini”, o un ragazzo meno “griffato” rispetto ai compagni…Tra le ragazze, solitamente viene presa di mira quella che ha uno stile diverso dalla maggioranza, quella che si trucca poco, quella che indossa solo tute da ginnastica, quella che esce poco…, quella che viene percepita “debole” dal gruppo.
Il capro espiatorio ha un indicatore pedagogico ricorrente: la diversità.
La vittima del bullo o dei bulli riceve, direttamente o indirettamente questi messaggi: “tu non puoi far parte del nostro gruppo perché sei diverso”, “noi non ti accettiamo” o “io non ti accetto”, “non mi piaci”, “sei inferiore”, “non esisti”, “sei escluso”, “non vali niente”…
Progetti attuati per combattere il fenomeno: un po’ di storia…
Nella maggior parte delle esperienze,condotte nei vari paesi, è stata riconosciuta (ed è riconosciuta) la necessità di usare un approccio ecologico e sistemico, attraverso la messa in atto di progetti che coinvolgano l’intera scuola ed iniziative di comunità, volte a potenziare l’attenzione attraverso training, video, opuscoli informativi, incontri…
Il primo a studiare il fenomeno,a partire dagli anni 70, è stato Dan Olweus.
In Norvegia , grazie all’attività pionieristica di Olweus (1993) e ai progetti di Galloway e Roland (2004), si è riuscito a stimolare l’attenzione sul bullismo, tanto da indurre il governo di quel paese a promuovere diverse campagne di prevenzione, fino a quella definita “ Tolleranza zero”, con lo scopo di arrivare all’estinzione del fenomeno, attraverso una campagna di sensibilizzazione.
•In Inghilterra , a seguito del progetto di Sheffield, in tutte le scuole inglesi è stata sancita l’obbligatorietà di uno statuto e di una politica antibullismo supportata da training formativi per i docenti (Smith, Pepler e Rigby, 2004)
•In Canada è stato avviato un progetto chiamato PREVnet, acronimo di Promozione delle Relazioni ed Eliminazione della Violenza, che prevede l’attivazione di una rete di eccellenza tra unità di ricerca e organizzazioni sociali e professionali per la realizzazione di azioni di conoscenza e documentazione, di intervento, prevenzione e promozione di azioni politiche rivolte a contrastare il fenomeno.
•In Spagna è stato condotto un progetto sul tema della “Convivenza",
attraverso il potenziamento della capacità di interagire , di stare insieme, di relazionarsi, di cooperare, di mediare, di conoscere e avere rispetto reciproco nella classe e nella scuola (Ortega 2004). Questo progetto ha coinvolto 1200 studenti tra gli 8 e i 18 anni.
Altri progetti di ricerca si sono sviluppati anche in Giappone, Olanda, Stati Uniti e di recente anche in Italia, attraverso l’impegno dei singoli esperti in tale ambito e grazie alla Direttiva Ministeriale n° 16 del 5 febbraio 2007 emanata dal Ministero della pubblica Istruzione con il seguente oggetto: “ Linee di indirizzo generali ed azioni a livello nazionale per la prevenzione e la lotta al bullismo”.
GiorgiaDi Ioia , Pedagogista Clinico, Giudice onorario minorile, docente presso l’Istituto Tecnico per Geometri “Pittarelli”
03 / 03 / 2008diventa amico di questo sito su Facebook conoscerai gli autori del network e gli altri lettori
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