Eco del Molise - di Stefano Venditti
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La magia dei Misteri del Di Zinno negli scatti di Terrigno e nelle tele di Saquella

ORATINO - Il Mistero. La processione del Corpus Domini a Campobasso è un progetto realizzato nel 2006, in perfetta comunione d’intenti, dal fotografo Giuseppe Terrigno e dall’artista Ernesto Saquella; comprende 26 opere: 13 scatti in bianco e nero e 13 interventi pittorici su altrettante fotografie. Il titolo della mostra recupera l’etimo greco della parola ‘mistero’ e rapporta l’evento cattolico e il suo aspetto folcloristico al significato originario della festa e della ritualità ad essa collegata (mystérion: cosa segreta; mys: serro, chiudo; myste: l’iniziato). Tutto questo sottende significati che vanno ben oltre il racconto della visione estatica della Beata Giuliana e l’istituzione della solennità mobile in onore del sacramento dell’eucaristia. La selezione della mostra oratinese è motivata unicamente dalle caratteristiche dello spazio espositivo. La moderna tecnica fotografica di Giuseppe Terrigno e il controcanto degli interventi materici dell’artista Ernesto Saquella, la trama della fotografia e l’ordito della pittura, costruiscono un palinsesto che sublima le valenze sacrali ed eminentemente tradizionali delle macchine sceniche create, sul finire del ‘700, da Paolo Saverio Di Zinno. Le 13 fotografie in bianco e nero raccontano molto di più di una semplice sfilata di carri allegorici, perché quella dei “Misteri” è una storia che tutti i molisani sentono come una seconda pelle, parte integrante della tradizione e del proprio essere nel divenire. I particolari, gli sguardi, i gesti quotidiani rendono la normalità d’uomini e donne che, in virtù della partecipazione alla processione/sfilata, per un giorno si trasformano in protagonisti. Santi e diavoli, la tentazione e la gloria, tutto è rigorosamente trasportato a spalla per imprimere un sapiente barcollio ai figuranti che galleggiano ad altezze vertiginose. La dematerializzazione di ciò che era fisico si compie tra gli antichi vicoli della città vecchia, poi lungo la linea di displuvio del centro murattiano: Corso Vittorio Emanuele. La devozione popolare, l’atmosfera sacra, la fede compiono l’alchemica metamorfosi: l’impiegato muta la sua natura e diviene diavolo, santo o semplice comparsa. L’occhio sapiente di Terrigno indaga ciò che precede la sfilata, la vestizione, l’attesa, la contemplazione, …il vero ‘mistero’. Ma, ogni anno, i Misteri restano inviolati e continuano a essere simboli che rimandano ad archetipi. Le fotografie, traslate su tele saldamente legate a supporti lignei, divengono i supporti per gli interventi pittorici di Saquella, la mappa astrale che consente d’accedere a una dimensione successiva che è quella evocata dall’artista, il quale evidenzia, sublima e mai nega, anche quando cassa. La prima immagine è inserita nella cornice della settima carta dei Tarocchi di Marsiglia, “Il Carro”, e propone una lettura che, pur aprendo a ulteriori livelli, fonda solide basi sulla sacralità degli Ingegni. Il simbolo proto-cristiano del pesce. Il simbolo alchemico della trasformazione della materia prima. L’abbagliante biancore di un’apparizione che spiazza l’osservatore nell’inusualità dell’allocazione: nel cielo e non nel mare. Perché? L’albero capovolto come simbolo visibile, su questa Terra, dell’albero che sta dritto nel sovrammondo, che tende le proprie radici generative verso il cielo. I luoghi, le case, le persone, i portatori e le comparse sono la materia pesante che fonde nel crogiolo della spiritualità: la materia muta la propria condizione ed evolve verso gradi d’assoluta e impalpabile leggerezza. L’ultimo dei tredici interventi pittorici è dedicato al diavolo, ancora collocato all’interno della cornice, questa volta coricata, di un’altra lama ermetica: la quindicesima, quella del diavolo…


05 / 05 / 2008

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