LA COLDIRETTI MOLISE SOLLECITA CONTROLLI SUL GRANO IMPORTATO
CAMPOBASSO - Sbarcano a Bari le prime navi di grano provenienti dal Messico, nulla di nuovo osserva Amodio De Angelis, presidente della Coldiretti Molise, ma il prezzo è più alto di quello riconosciuto al grano molisano e la garanzia sui requisiti igienico-sanitari non suffragata, nel paese di origine, da un sistema legislativo che tutela il consumatore come quello italiano. Sentiamo ancora l’eco dell’ultimo scandalo per la scoperta di un carico di 30 milioni di chili di grano destinato alla produzione di pane in Egitto, ma contaminato da ''insetti morti", proveniente dalla Russia, da dove arriva quasi il 10 per cento del grano importato in Italia. La Coldiretti Molise, nel chiedere l’avvio immediato di procedure di controllo per verificare la sanità delle produzioni importate, evidenzia che in Italia nel 2008 sono arrivati quasi 400 milioni di chili di grano dalla Russia, che è stata accusata di avere esportato in Egitto un prodotto non adatto al consumo umano e non conforme ai requisiti sanitari. Anche in Molise, osserva Angelo Milo, direttore della Coldiretti regionale, continuano ad arrivare ingenti quantitativi di grano dall’estero, mentre le produzioni regionali sono ancora ammassate nei silos in quanto non vengono riconosciuti agli agricoltori prezzi di mercato adeguati ai costi di produzione, mentre la pasta ottenuta con grano straniero sfrutta l’immagine positiva del prodotto nostrano e made in Italy. Con l’entrata in vigore a livello comunitario dell’obbligo di indicare in etichetta l'origine dell'olio extravergine di oliva si apre la strada all'etichettatura trasparente per tutti i prodotti alimentari che sono ancora anonimi, dalla pasta al pane, dal latte a lunga conservazione a tutti i formaggi, dalla carne di maiale a quella di coniglio ed agnello, dai succhi di frutta alle conserve vegetali. Con le mobilitazioni degli ultimi anni la Coldiretti è riuscita a ottenere l'obbligo di indicare la provenienza per carne bovina, ortofrutta fresca, uova, miele, latte fresco, pollo, passata di pomodoro ed extravergine di oliva. Ma l'etichetta - sottolinea la Coldiretti Molise - resta ancora anonima per la metà della spesa. Tra le aziende agricole produttrici di grano duro, associate alla Coldiretti, nella regione Molise, circa 3.000 coltivano con sementi certificate e di qualità, riconosciute dalla Unione Europea ai sensi dell’art. 69 del regolamento 1783/2003, con un costo maggiore, per il solo prezzo dei semi, del 33%, ma poi sono costrette a vendere il prodotto dei circa 50.000 ettari, che producono 2.000.000 quintali di grano duro certificato, in modo indifferenziato ed allo stesso prezzo del grano duro generico, in quanto, in Molise, gli stabilimenti agroindustriali locali non valorizzano tale produzione, preferendo approvvigionarsi con cereali di provenienza indefinita. In Italia - conclude la Coldiretti Molise - si importa oltre la metà del grano tenero necessario per la produzione di pizza, biscotti, dolci e pane nazionale all’insaputa dei consumatori perché non è obbligatorio indicare in etichetta la provenienza della materia prima impiegata. Con l’entrata in vigore, dal primo luglio, del regolamento comunitario sull’obbligo di indicare sulle etichette dell’olio extravergine la provenienza delle olive molite, sostiene la Coldiretti Molise, anche la Unione Europea, dopo aver spesso contestato all’Italia le norme nazionali sull’etichettatura, prende atto che garantire la trasparenza dell’informazione in etichetta significa una difesa anche dagli inganni a tavola, dove vengono spacciati come Made in Italy cibi ottenuti da allevamenti e coltivazioni estere. Tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro sono stranieri mentre la metà delle mozzarelle in vendita sono fatte con latte o addirittura semilavorati provenienti dall’estero.
03 / 07 / 2009
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