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L'augurio del tutore pubblico dei minori alle mamme detenute

CAMPOBASSO - In occasione della Festa della Mamma sento il dovere di apportare il mio contributo per il miglioramento della condizione dei minori di età figli di donne detenute e di formulare un augurio alle loro madri. La festa è una ricorrenza civile diffusa in tutto il mondo fissata anche in Italia alla seconda domenica di maggio. Nel maggio del 1870, Julia Ward Howe, attivista pacifista e abolizionista della schiavitù, propose l’istituzione del Mother’s Day (giorno della madre) come momento di riflessione contro la guerra e la violenza. In Italia fu celebrata per la prima volta nel 1957 da don Otello Migliosi ad Assisi, nel piccolo borgo di Tordibetto di cui era parroco. La legislazione italiana consente alle madri detenute che non possono usufruire delle altre facilitazioni previste dalla Legge Gozzini quali gli arresti domiciliari od il differimento della pena, di tenere con se i loro figli fino all’età di tre anni durante il periodo della detenzione. Per la cura e l'assistenza dei bambini l'Amministrazione penitenziaria deve organizzare appositi asili nido secondo le modalità indicate dal D.P.R. n. 230/2000. Questo comporta per i bambini una esperienza di vita i cui riflessi negativi vengono definiti dagli esperti irreversibili. I bambini in carcere soffrono di disturbi legati al sovraffollamento, alla mancanza di spazio emotivamente utile che incide non solo sulla loro crescita complessiva, tanto da limitarne lo sviluppo attinente alla sfera emotiva e cognitiva, ma provoca anche irrequietezza, facilità al pianto, difficoltà di sonno, inappetenza, apatia. Il carcere, anche nelle situazioni migliori dove sono state realizzate delle sezioni nido, è comunque di per sé, per le finalità che deve raggiungere e per le modalità ed organizzazione che ne derivano, un luogo incompatibile con le esigenze di socializzazione e di sviluppo psico-fisico del bambino. Il sovraffollamento, il contatto forzato tra etnie e culture diverse, le regole del carcere, creano situazioni di stress e tensioni che si ripercuotono inevitabilmente nel rapporto madre e figlio. Proprio per tali motivi in un primo tempo si era previsto, tra le misure alternative alla detenzione, che le detenute madri di bambini di età inferiore ai tre anni conviventi potessero espiare la pena presso la propria abitazione od in altro luogo pubblico di cura o di assistenza. La legge n. 165/98 ha poi esteso la possibilità di usufruire della detenzione domiciliare alle detenute madri di bambini di età inferiore ai dieci anni, sempre che non debbano scontare pene per gravi reati indicati negli artt. 90 e 94 del testo unico n. 309/90. La legge 8 marzo 2001 n. 40 ha infine modificato la materia estendendo i benefici mediante la "detenzione domiciliare speciale", prevedendo anche la possibilità di revoca. L'Amministrazione penitenziaria, da sempre consapevole che la condizione delle madri detenute richieda una particolare attenzione, sin dall'anno 1976, al fine di dare attuazione alla normativa, ha autorizzato l'istituzione di asili nido presso gli istituti penitenziari destinati esclusivamente alle donne, situati in poche città, tra le quali, Roma Rebibbia, Trani, Perugia e Venezia. Ha altresì autorizzato l'organizzazione di asili nido anche presso le sezioni femminili presenti negli istituti penitenziari destinati prevalentemente agli uomini, su richiesta delle Direzioni interessate. Per ciò che concerne il Molise, manca una struttura specializzata in cui le madri possano godere dei benefici penitenziari che ho brevemente elencato. Il mio auspicio, in occasione di una festa, qual'è quella della Mamma, che dovrebbe essere caratterizzata da dolcezza e serenità per tutti i bambini e gli adolescenti, è quello che nel più breve tempo possibile -ed in tal senso mi adopererò nell'ambito delle mie competenze istituzionali- si preveda in Regione, per consolidare il rapporto affettivo genitrice-figlio, pur nell'osservanza degli obblighi previsti per le detenute, la creazione di una casa di accoglienza strutturalmente adeguata e dotata di personale competente ed esperto. Una struttura ospitale che in alcun modo richiami l’ambiente carcerario, nella quale i minori figli di donne in espiazione di pena, innocenti, a cui non deve essere imposta alcuna ulteriore sofferenza diversa dall'essere già inseriti in nuclei familiari connotati da disagio sociale, potranno sperimentare il caldo abbraccio della loro madre. Tale struttura, una volta istituita, rimuoverà “le sbarre” dal mondo dei bimbi e contribuirà grandemente a rendere la nostra Terra più giusta ed umana.
Il Tutore Pubblico dei Minori Nunzia Lattanzio


13 / 05 / 2008


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