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In che mondo viviamo? Squarci di realtà bestiali e proposte di possibili soluzioni

CAMPOMARINO - Viviamo in una società in cui l’alto grado di sviluppo economico ha generato progresso, ma nel contempo ha evidenziato le falle di sistemi amministrativi, sociali e sanitari. Falle sempre più evidenti, lacerazioni sempre più estese, crepe sempre più profonde, lacune sempre più vaste, in cui il cittadino può “caderci con tutte le scarpe”, come si suol dire, e non sapere più come uscire dall’intricato labirinto di precisi e alquanto complessi percorsi burocratici da seguire da un lato e frequente assenteismo, lassismo, incompetenza degli organi istituzionali predisposti a portare a buon fine il percorso dall’altro. Ed è diventata prassi sempre più comune che per ricevere aiuto ci si rivolga alle associazioni di volontariato, che di fatto vanno a colmare le mancanze delle istituzioni o perlomeno a districare i labirinti burocratici indirizzando i malcapitati verso la meta che hanno bisogno di raggiungere.
Noi siamo un’associazione di volontariato: una giovane associazione animalista.
In Molise, ad oggi, risultano esservi 6 associazioni animaliste iscritte all’Albo Regionale. La nostra è la più giovane ed è nata in un contesto geografico particolare: il Basso Molise. Particolare perché l’animalismo in una regione piccola ed estremamente anziana dal punto di vista demografico, con vocazione alla caccia ed all’agricoltura, è molto difficile ed ostico far comprendere quanto sia necessariamente etico riconoscere dignità alla vita, sia questa umana o animale.
La nostra associazione nasce indipendente da qualsiasi organo nazionale e federale per una precisa scelta: per avere maggiore autonomia decisionale e rendere più snelli i rapporti con le amministrazioni locali. Anche il nostro nome ha un perché. Snoopy, il cane del fumetto di Chales Schulze, incarna l’esempio del giusto rapporto uomo-animale: fra loro simili, amici, compagni, complementari. Non, come senso comune purtroppo vuole, un rapporto tra padrone e giocattolo da ammaestrare a proprio piacimento, o peggio ancora oggetto da usare per i propri scopi ludici (vedi cani da caccia) o economici (vedi vendita di cani di razza, combattimenti tra cani).
Per dirla con le parole di Pennac nel libro “Abbaiare stanca”: “se avete un cane, o quando ne avrete uno, non siate, vi prego, né ammaestratori né ammaestrati. Cioè: non siate uno di quei ‘padroni’ tutti fieri di aver trasformato il proprio cane in un tappetino, in una belva o in una bambola meccanica. ‘Guardate com’è intelligente il mio cane’ sembra sempre che vi dica quel tipo di gente; e mentre vantano l’intelligenza della loro bestia, sui loro visi di ammaestratori soddisfatti si dipinge una bestialità senza limiti.
Ma non siate nemmeno ammaestrati. Non siate di quelle persone completamente sottomesse alla volontà del cane, che non pensano che a lui, che non parlano che di lui e la cui vita si riassume in questo: possiedono un cane.
Un minimo di ammaestramento è necessario. Ma bisogna intendersi sul significato della parola. Un buon ammaestramento è quello che impone il rispetto della dignità di entrambi. «E che cos’è la dignità per un cane?» mi domanderete voi: è di essere cane. Da questo punto di vista, il buon ammaestratore deve cominciare ad ammaestrare se stesso, cioè a rispettare la dignità del cane che gli vive accanto, se vuole comportarsi lui stesso dignitosamente, da uomo.
In fondo il rispetto delle differenze è la legge stessa dell’amicizia.”
Ma in Molise il sogno di Schulze e la casa per il suo inseparabile amico a quattro zampe è un’utopia.
Nella nostra regione, secondo il ministero della sanità, 14.600 cani vagano per le strade dei nostri paesi, delle nostre campagne, ai margini delle discariche e lungo le strade. Allora la legge quadro sul randagismo n° 281 del 1991 è un fallimento? Forse non ha compreso la realtà del problema sottovalutandolo? No. Come al solito il problema è politico. Come al solito ci sono due Italie. Al nord il randagismo è sotto controllo, in alcune regioni virtuose il tasso di randagismo è pari a zero. E il sud? E’ l’esempio del degrado tant’e che il sottosegretario On. Francesca Martini in un suo recente articolo su “La Padania” annovera tra i suoi crucci irrisolti due realtà: il canile di Cicerale (Campania) e il canile di Santo Sefano (Campobasso). I cani di Campobasso sono l’esempio eclatante della mala gestio comunale, trattandosi dell’unico canile comunale molisano, nato nel 2003 per ospitare solo 350 cani. Nel 2006 la giunta regionale con una “delibera condono” lo sana e lo porta ad una capienza di 750 cani. Questa è un’incongruenza rispetto alla legge regionale che stabilisce che un canile possa ospitare al massimo 250 cani. Ma Campobasso non è solo questo. Dall’ex mattatoio in centro città, ai canili di Mirabello e Ferrazzano, a Giugno del 2009 sono stati prelevati 200 cani e trasferiti a S. Giuliano Milanese. Qualcuno dirà: meglio così. Forse è vero, tanto oggi nessuno si chiede come stiano quei cani, se mangiano, se sono state pagate le somme per il loro mantenimento… tanto ormai sono lontani.
Caso strano che 2 mesi dopo questa deportazione la Martini emana il decreto con cui vieta il trasporto dei cani dei canili da una regione all’altra. Campobasso docet.
Restiamo a noi. Il problema della nostra zona è invece contrario. La presenza di soli 2 canili attualmente al limite di capienza per quanto concerne la popolazione ospitata. E qual è il destino degli altri cani? Avvelenati, impiccati o investiti.
Spesso veniamo chiamati da cittadini che ci segnalano la presenza di randagi. Noi non abbiamo una struttura: per scelta. L’esperienza ci ha insegnato che è difficile far adottare un cane da un canile, per via di vari pregiudizi e false credenze sui canili. La gente pensa che nei canili ci siano solo cani vecchi, o malati, che il canile sia un luogo triste dove accadono cose brutte ai cani ed è meglio starne lontani per non vedere (ma l’indifferenza non fa altro che perpetrare reati!), così il canile diventa una discarica dove buttare cani non più voluti (anche quelli che fino al giorno prima hanno dormito nel proprio letto) che passano lì la loro intera vita perché non hanno possibilità di essere adottati. Ma non dovrebbe essere così: i canili sono PIENI anche di cuccioli, di moltissimi cani adulti (giovani e sani) e ovviamente qualcuno anziano lì dentro c’è diventato, tutti in attesa di qualcuno che li vada a prendere e gli dia una vita degna di questo nome, fuori da una gabbia, amati da qualcuno. I canili dovrebbero essere un luogo di passaggio dove il cane transita per un periodo e poi ne esce con un nuovo amico. E’ così infatti che funziona al nord. Primo pregiudizio da sfatare è quello sull’adozione di un cane adulto: quando la gente pensa di prendere un cane pensa ad un cucciolo, perché ispira più tenerezza e perché reputa erroneamente che l’adulto non può essere educato a proprio piacimento. In realtà "è molto più facile stabilire un rapporto con un cane adulto. E' meglio che una persona che non ha esperienze e competenze, che non ha mai avuto un cane, prenda un cane adulto, magari con l'aiuto del canile che consigli il cane giusto in base al tipo di vita che gli si può offrire. Un adulto non lo devi rieducare ed educare, un cucciolo non è semplice. Non è intuitivo sapere che certe cose non vanno fatte in un modo piuttosto che in un altro e poi ci si ritrova un cane con dei problemi. Inoltre no è vero che solo i cuccioli si affezionano, anzi un cane adottato in un canile, che ha la possibilità di rientrare in un gruppo, crea un legame molto forte. Io consiglio a chi ha poca conoscenza, poco tempo e poca pazienza di prendere un cane adulto", dice il prof. Roberto Marchesini, medico veterinario, presidente della SISCA (Socità Italiana di Scienze Comportamentali Applicate) e direttore della SIUA (Scuola di Interazione Uomo Animale). Per non parlare dell’amore e della riconoscenza che un cane adulto con brutte esperienze alle spalle può donare, della civiltà che dimostreremmo togliendo un cane da una gabbia e ridandogli una vita felice e la dignità di essere capace di amare, e della soddisfazione di veder rinascere un cane imbrutito da anni di stenti che sul nostro divano si trasforma (ri)assumendo la sua naturale bellezza e serenità.
I primi responsabili del randagismo sono i sindaci. Non è la solita dicenza “piove governo ladro”, ma i sindaci sono responsabili per legge del benessere degli animali siano questi randagi o ospitati in un canile. Ma quanti sindaci del Basso Molise hanno mai messo piede nel canile convenzionato (magari per verificare se la somma che hanno stanziato per il mantenimento dei propri cani è sufficiente a garantir loro un adeguato livello di benessere)? La risposta è nessuno. Perché mai nessun primo cittadino metterebbe piede in una discarica. Eh sì i canili, al posto di essere considerate delle risorse da sfruttare e valorizzare, sono proprio considerati discariche a cielo aperto lontane dalle vetrine dei corsi e dalle aule consiliari. Ed è anche vero che alcuni sono dei veri e propri lager, dove i cani soffrono e sono (poverini) anche mal messi per il trattamento che subiscono, ma se si vuole prendere un cane per amore a maggior ragione non sarebbe meglio prenderlo da lì per regalargli una vita migliore, e non comprarne uno o prenderlo dalla cucciolata (quasi sempre ovviamente, purtroppo, indesiderata) dell’amico di turno contrario alla sterilizzazione? Alcuni comuni addirittura, a 20 anni dalla legge quadro sul randagismo, non hanno neppure una convenzione con un canile.
La mancanza di controlli da parte dei vigili urbani è un altro handicapp della nostra zona. Pochi sono i comandi addirittura dotati di lettore microchip e pochi i vigili urbani delegati al controllo dei canili e all’anagrafe canina.
Negli anni noi ci siamo occupati di sterilizzazione dei randagi e vorremmo che la realtà del cane libero accudito, presente nel comune di Campomarino, si estendesse a tutta la regione. Considerato quanto precedentemente esposto sui canili, ci sembra inutile (a parte materialmente impossibile calcolando i posti limitati e ormai già tutti occupati!) continuare a riempire i canili, che diventano un ergastolo a vita per i malcapitati di turno, ma riteniamo utile, anzi indispensabile, sterilizzare i randagi che vivono sul territorio. E’ inutile, e diventa crudele vista la realtà molisana, prendere un cane che vive ad esempio da 7 anni libero e felice e magari è accudito e nutrito dalla signora di buon cuore di turno, e rinchiuderlo in canile, ma è indispensabile fare in modo che la sua presenza sul territorio non comporti ogni 6 mesi la nascita di una media di 10 cuccioli, e il ritiro di cani maschi che potrebbero anche diventare aggressivi, il tutto per ovvi motivi.
In fondo basterebbe che ogni comune approvasse un regolamento (visibile e scaricabile sul nostro sito: www.lacasadisnoopy.it ) per attivare una convenzione con la Asl e sterilizzare e microchippare tutti i cani randagi, rimettendoli poi sul territorio (ricordiamo che il Sindaco è responsabile dei cani randagi presenti nel proprio comune e ne risponde per i danni che possono causare, come per i danni a loro causati, siano essi microchippati o meno. Credere che la responsabilità viene loro riconosciuta solo se il cane è microchippato è un’altra falsa credenza! La legge è chiara).
Facciamo un paragone per far comprendere ai profani. Se ci fosse un epidemia e l’unico ospedale avesse a disposizione mille posti letto, l’assessore alla sanità non costruirebbe un altro ospedale da mille posti perché rispetto alla popolazione umana sarebbe comunque insufficiente.
Spingerebbe per una campagna di vaccinazione con lo scopo di riservare l’ospedale a quei pazienti gravi con lo scopo di guarirli e farli uscire (non di tenerli a vita). Ma per i canili ciò non vale, si pensa sempre di costruirne di nuovi (anche se poi non si fa!) ma della “vaccinazione” nessuno ne vuole parlare. Il “vaccino” si chiama sterilizzazione. Abbiamo anche imparato in questi anni sul campo, che la difficoltà di far capire l’importanza della civile pratica della sterilizzazione è dovuta all’esistenza di altri metodi, chiamiamoli meno civili, molto consolidati e diffusi da queste parti, come la pratica di uccidere i cuccioli appena nati sotterrandoli vivi o affogandoli, e quando sono “fortunati” buttati vivi nell’immondizia a morire agonizzanti lentamente di fame e di sete (ma potete immaginare che sofferenza atroce sia?), o schiacciati dalle presse in cui finisce l’immodizia! Sapete quanti ne troviamo? No nessuno vuole saperlo, mettere la testa sotto la sabbia come gli struzzi e fingere che non sia così è più comodo. La profilassi aggiuntiva consisterebbe in un’ anagrafe canina funzionante e adeguati controlli da parte dei vigili urbani sui cani di proprietà, perché un cane senza microchip è un potenziale futuro randagio, e i suoi potenziali cuccioli sono potenzialmente morti.

Come associazione di volontariato oltre alla nostra opera “su strada” abbiamo deciso di iniziare a svolgere anche attività formative, volte a dare preparazione in determinati ambiti a chi lo desidera, ma anche a sensibilizzare gli abitanti della zona del basso Molise al rispetto degli animali in quanto esseri viventi e senzienti. Ad aprile del 2009 abbiamo avviato con successo un corso di primo soccorso veterinario volto a formare i volontari affinchè questi possano stabilizzare gli animali in difficoltà prima e durante il trasporto da un veterinario. Il corso si è concluso a novembre scorso con una buona partecipazione di volontari delle associazioni del basso Molise e di Campobasso nonché di soggetti non appartenenti ad alcun organismo di volontariato. L’assenza di un centro di pronto soccorso veterinario operativo 24 ore su 24 è un altro deficit della nostra regione. Ma in fondo, se ci fosse, quanta gente ci poterebbe un cane magari trovato ferito dovendosene accollare le spese?
Attualmente stiamo programmando altre attività formative.

Buoni propositi per il futuro:
Speriamo che i molisani che decideranno di adottare un cane, o le famiglie che scelgono di regalare un cucciolo ai propri figli inizino a considerare coscientemente che tra un essere vivente ed un peluche vi è una sostanziale differenza. Quando si sceglie di vivere con un cane (che vive in media 15 anni), è per sempre. Non lo si abbandona. Mai. Nonostante farà i suoi bisogni in casa per un po’ prima di imparare a farli fuori, nonostante abbai, nonostante perda il pelo, nonostante tutto. Mettetevelo bene in mente prima di adottarne uno. E armatevi di pazienza per educarlo, l’abbandono non è la soluzione ai difetti che può avere un cane.
Speriamo inoltre che la giunta regionale comprenda la problematica reale del randagismo evitando questa volta di delegare la gestione del fenomeno ad assessori che al massimo hanno avuto un cane in casa, ma si rivolgano a soggetti tecnicamente preparati, non solo per titoli formali, ma per riconoscimenti ottenuti sul campo.

ASSOCIAZIONE ANIMALISTA DI VOLONTARIATO
“LA CASA DI SNOOPY”


15 / 02 / 2010





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