Il ruolo della scuola nella prevenzione e lotta al bullismo
CAMPOBASSO - Gli insegnanti hanno risposto con il tradizionale spirito di abnegazione alle continue sollecitazioni del ministro della P.I. Fioroni a contrastare efficacemente i numerosi casi di bullismo. E così, un po’ in tutta Italia, sono stati realizzati progetti con la finalità di prevenire e arginare questo fenomeno. La scuola, insieme alla famiglia, è la principale istituzione deputata alla formazione della persona umana e pertanto è doveroso che assolva a questo compito in modo rigoroso, specialmente laddove ostacoli di ordine relazionale e ambientale inficiano tale processo. Non bisogna dimenticare, infatti, che un’adolescenza infelice, vissuta da bullo o da vittima, può diventare una fucina di odio e rancore pronti ad esplodere anche successivamente in età adulta con conseguenze, a volte, drammatiche. Il ruolo della scuola contro il bullismo diventa allora– proprio come suggerito dalla direttiva ministeriale n. 16 del 5 febbraio 2007 sulla prevenzione e lotta al bullismo - quello di promuovere la salute degli adolescenti, secondo la definizione data dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1948 del concetto di salute: “…qualcosa di più dell’assenza di malattia: uno stato di completo benessere fisico, mentale (psicologico) e sociale”. Promuovere il benessere psicofisico degli adolescenti, infatti, significa favorirne lo sviluppo delle potenzialità e il miglioramento delle risorse individuali. Significa facilitare gli adolescenti a gestire meglio se stessi e i rapporti interpersonali, motivarli ad attivare le proprie risorse interiori per aumentare la capacità di fare scelte e prendere decisioni, al fine di diventare più competenti e soddisfatti del proprio modo di vivere. In quest’ottica la scuola può assolvere al ruolo di promotore dello sviluppo psicofisico degli alunni realizzando progetti, gestiti da figure professionali con specifiche competenze, che favoriscano la crescita sana degli adolescenti. La scuola può offrire un servizio di ascolto delle problematiche degli alunni. La scuola, inoltre, può e deve attivarsi perché anche i principali attori del processo di crescita degli adolescenti, cioè genitori ed insegnanti, siano coinvolti in questi progetti. Gli adolescenti, infatti, sono elementi di un sistema, quello relazionale, in cui ogni individuo (genitore, insegnante, adulto di riferimento in genere e, ovviamente, adolescente) contribuisce al mantenimento e alla modificabilità del sistema stesso e pertanto, soprattutto in situazioni di crisi, è necessario intervenire su tutti gli elementi del sistema per superare l’impasse. Solo attraverso l’acquisizione di strategie di coping, di adeguate competenze comunicative, di tecniche di rilevazione e individuazione del disagio, gli adulti potranno collocarsi come validi punti di riferimento nella vita degli adolescenti.
Antonella Mazzeo è Gestalt-Counselor per il potenziamento delle risorse individuali ed il superamento di conflitti e stress; è docente di Lettere nell’ Istituto Tecnico per Geometri “G. Pittarelli”, dove è attivamente impegnata come referente del C.I.C. e consulente per lo lo Sportello Ascolto.
19 / 02 / 2008
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