Il reale stato di salute dell’economia molisana, il declino economico e il senso di sfiducia diffuso VENAFRO - Il rapporto sulla spesa delle regioni italiane elaborato dalla Cgia di Mestre non lascia spazio a dubbi circa la grave crisi che attraversa l’economia molisana. L’analisi prende in esame un arco di tempo in cui si è passati dai primi accenni di una congiuntura economica internazionale sfavorevole, agli aspetti più manifesti di un declino che necessita di azioni di politica economica e sociale. L’aumento della spesa corrente, rispetto a quello registrato mediamente a livello nazionale che segna un +70%, in Molise arriva al +100,2%. Incide in maniera preponderante la spesa sanitaria per la quale, rispetto ad una media nazionale del +55,6%, in regione si arriva ad un aumento del 122,6%. Considerevole anche la spesa per l’amministrazione generale, di oltre dieci punti percentuali in più in Molise (+50,1%) rispetto alla media nazionale (+41,4%). Di contro, se il settore pubblico avanza, gli investimenti per quello economico diminuiscono. I dati della Cgia, infatti, parlano di una riduzione nella spesa a sostegno delle imprese del –56,1% e nel settore trasporti del –2,5%.
Severa la fotografia descritta anche nel Rapporto 2009 sugli Interventi nelle aree sotto-utilizzate del ministero per i Rapporti con le Regioni. Solo il 7% del Pil regionale è destinato alle esportazioni, il che evidenzia un andamento particolarmente negativo del Molise rispetto al Mezzogiorno d’Italia. Non sembrano soddisfatti i molisani rispetto ai servizi sanitari, stando ai “valori di fuga” ovvero al numero di cittadini che sceglie di farsi curare all’estero: ben il 19,38% dei ricoverati residenti preferisce le strutture di fuori regione. E, se lo sviluppo di una regione si identifica anche con la gestione rifiuti e la copertura a banda larga, allora il Molise è fanalino di coda: la differenziata è ferma al 6,4 per cento “regalando” alla regione la maglia nera in Italia; l’Adsl non è presente in ben il 65% dei comuni, anche in questo caso ultimi in Italia.
Discorso a parte meritano i Fondi strutturali. Sempre nello stesso rapporto elaborato dal ministero per i Rapporti con le Regioni emerge un ulteriore primato negativo. Il Molise è, come noto, nell’obiettivo “Competitività”. Ebbene per il Por-Fesr al 30 aprile 2010, si era speso appena l’11,8% delle risorse stanziate mentre per il Por-Fse si arriva al 13,5%. Considerando che il periodo di programmazione terminerà al 2013, è fuori di dubbio che, anche in questo caso, la Regione non dimostrerà capacità di spesa e avrà perso importanti risorse ed opportunità.
Passiamo alla Banca d’Italia, rapporto 2009. Nell’arco di un anno il fatturato delle imprese molisane è si contratto e il fenomeno ha riguardato il 60% delle aziende, le quali hanno avuto sempre minori possibilità di accedere al credito. La riduzione è stata stimata in termini percentuali del 5,5%. Segnali evidenti di una crisi drammatica che, stando alle previsioni, non si risolverà nei prossimi mesi: l’85% delle imprese non assumerà facendo schizzare la percentuale di disoccupati, cassaintegrati e scoraggiati fino al 13,3%.
Oltre alle imprese ad essere danneggiato da una grave assenza di politiche di lungo termine è il settore dell’agricoltura. La raccolta del frumento si è ridotta del 49,1%, la barbabietola da zucchero addirittura dell’ 81,3%. In quest’ultimo settore la Regione Molise ha una partecipazione importante essendo presente nella compagine societaria dello Zuccherificio di Termoli.
Anche la Banca d’Italia si occupa di fondi strutturali evidenziando che le risorse impegnate con il Por-Fesr ammontano ad appena il 7,9 per cento (soltanto 15 milioni di euro su 193); mentre quelle impegnate con il Por-Fse, arrivano al 22,7% (67 milioni su 295). Primato del Molise in incapacità di programmazione perché, secondo la Banca d’Italia, nessuna delle risorse del Fesr sono state impegnate per energia, accessibilità, ambiente e territorio.
Arriviamo all’ultimo rapporto prodotto, in termini cronologici, dallo Svimez. L’agricoltura arretra in un anno dell’11%; le opere pubbliche fanno segnare una riduzione del numero di bandi di gara del 60%; le reti stradali mostrano il maggior deficit in Italia e i fondi Fas vengono costantemente utilizzati per ripianare il debito sanitario, lì dove si dovrebbero utilizzare per investimenti di lungo periodo. Il debole stato dell’economia molisana è infine rappresentato da alcuni dati che fanno riflettere: le famiglie che vivono con meno di 500 euro al mese sono il 2,9%; il tasso di natalità è bassissimo, segno di una scarsa fiducia delle giovani coppie rispetto al futuro; in un anno si sono persi 3.600 posti di lavoro. Una catastrofe annunciata che porta sempre più molisani a partire per cercare una vita dignitosa in altre regioni: Lazio ed Emilia Romagna soprattutto. Scarsissimo anche lo spirito imprenditoriale, segnale anch’esso di una sfiducia latente: su 806 aziende nate in Italia, solo tre sono di iniziativa di molisani.
Sono solo numeri o la Regione Molise è vicinissima al punto di non ritorno dalla crisi?
23 / 07 / 2010
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