il direttore artistico Fabio Poggiali
CAMPOBASSO - La Fondazione Teatro Savoia ha presentato questa mattina la stagione teatrale 2008/09, presso la Sala Consiliare della Provincia di Campobasso, alla presenza del Presidente della Provincia Nicola D'Ascanio e del Direttore Artistico della Fondazione dott. Fabio Poggiali.
Dopo l’exploit della precedente stagione teatrale, suggellata dal record di affluenze, la “Fondazione Teatro Savoia” ha il pregio di presentare a Campobasso, alcune delle eccellenze della scena, che compongono uno straordinario ensemble di artisti celebrati in Italia ed all’estero: Carlo Cecchi, Michele Placido, Leo Gullotta, Paolo Bonacelli, Isa Danieli, Vincenzo Salemme, Gianfranco Jannuzzo, Massimo Dapporto, Tony Servillo e Carlo Giuffrè.
Il Presidente D'Ascanio ha sottolineato come la Fondazione sia ormai una realtà nazionale e un luogo di cultura apprezzato da tutti i molisani. Ad incorniciare un straordinario cartellone da non dimenticare con i big del teatro italiano, il concerto Jazz di Gino Paoli ed il suo gruppo che aprirà la stagione il 24 ottobre.
Il direttore artistico FABIO POGGIALI illustra così il suo cartellone:
"Si apre il sipario sulla seconda stagione della “Fondazione Teatro Savoia” con una serata speciale, un emozionante omaggio offerto agli abbonati: “Un incontro di jazz” con Gino Paoli e altri fuoriclasse della musica come Danilo Rea al pianoforte, Enrico Rava alla tromba, Rosario Bonaccorso al contrabbasso e Roberto Gatto alla batteria. Paoli è tra i più apprezzati cantautori italiani di sempre, con la sua voce intramontabile ed il suo timbro unico. Sono particolarmente lieto di ospitare a Campobasso l’artista genovese che, con il suo affiatato gruppo, interpreta in chiave jazz i suoi celebri pezzi, colonne sonore di una carriera “senza fine” e che hanno ispirato sogni d’amore di generazioni di italiani.
Duplice l’assunto dal quale sono partito per programmare un cartellone multiforme e dinamico che intreccia generi, repertori, stili e linguaggi diversi.
Da un lato, la riscoperta dei nostri grandi autori classici e moderni quali Carlo Goldoni, Luigi Pirandello ed Eduardo De Filippo, con messinscene in grado di sovvertire le abituali letture, rappresentando interrogativi e provocazioni, tramite le chiavi del comico e del grottesco. Dall’altro, ho privilegiato spettacoli che potessero coniugare il dialogo tra palco e platea, esplorando la nostra memoria attraverso storie, personaggi e prospettive atte a fornire elementi di analisi della contemporaneità: dalle problematiche della città di Napoli, al caso Moro, ai falsi valori di oggi, alla denuncia degli orrori della guerra. In sintesi, un teatro “civile”.
Il primo appuntamento è con un maestro del palcoscenico, Carlo Cecchi, che si confronta con due innovatori della drammaturgia contemporanea: Eduardo De Filippo e Thomas Bernhard. “Sik-Sik, l'artefice magico", atto unico del 1929, è uno dei capolavori del Novecento, primo grande successo comico di Eduardo. I “Dramoletti” sono delle brevi farse, degli sketch, in cui il mondo del teatro diventa oggetto di studio da parte dell'autore. Cecchi, tra i primi ad interpretare opere di Bernhard nei teatri italiani, evidenzia in questo spettacolo l'ironia del grande scrittore austriaco.
Prosegue il percorso poetico iniziato la scorsa stagione (con Giorgio Albertazzi-Dante e Gabriele Lavia-Leopardi) attraverso recital affidati a grandi attori. Un “Viaggio d’amore”, da Saffo a Montale, da Catullo a D’Annunzio e Gozzano, viene ora intrapreso da un beniamino del pubblico, Michele Placido, affiancato dal virtuoso chitarrista Tom Sinatra.
A seguire, un atteso appuntamento con le tematiche di Pirandello: dopo il trionfo di “L'uomo, la bestia e la virtù”, Leo Gullotta interpreta “Il piacere dell'onestà", una delle commedie pirandelliane più fortunate, un misto di paradosso comico e di satira morale, che ben si attaglia alla duttile personalità artistica dell’attore siciliano il quale, guidato dal regista Fabio Grossi, esprime al meglio l’appassionata razionalità dell’autore suo conterraneo.
Nel 2008 ricorre il trentennale della morte di Aldo Moro, ucciso dalle Brigate Rosse nel 1978. Il regista Giorgio Ferrara con Paolo Bonacelli nelle vesti del compianto uomo politico, portano in scena: “Aldo Moro: una tragedia italiana”, tratto dalle commoventi lettere dello statista, scritte in quei drammatici cinquantacinque giorni di prigionia. Non ho avuto esitazioni nel proporre l’evento al Teatro Savoia, anche per rendere onore alla memoria di Moro e dei cinque uomini della scorta uccisi nel barbaro attentato. Il più giovane di loro, Giulio Rivera, era nato nel 1954 a Guglionesi, un comune a pochi chilometri da Campobasso, e nel 1974 si era arruolato in polizia. Il 16 marzo 1978, in via Fani a Roma, era alla guida della macchina che precedeva quella di Moro. Sono certo che il ricordo di coloro i quali hanno sacrificato la propria vita a difesa delle Istituzioni del nostro Paese, resterà indelebile in tutti noi.
Diretta da Cristina Pezzoli, la protagonista dell’impietosa denuncia sociale e politica contro tutte le guerre in “Madre Coraggio e i suoi figli” di Bertold Brecht, è affidata alla forza scenica di Isa Danieli, un’interprete profondamente radicata nella tradizione, nonché musa ispiratrice della nuova drammaturgia napoletana.
Con uno spettacolo giocato in effervescente equilibrio tra scrittura, regia e recitazione, uno degli attori più amati dal pubblico, Vincenzo Salemme - che si divide brillantemente tra cinema, teatro e televisione - in “Bello di papà” ci racconta, con toni surreali, il difficile rapporto tra genitori e figli, affiancato dall’assortito cast della sua compagnia.
“Il divo Garry”, è una commedia arguta e sofisticata dell’attore e commediografo anglosassone Noël Coward, rappresentata con verve da Gianfranco Jannuzzo e Daniela Poggi sotto la guida di Francesco Macedonio. Il testo tratteggia, con disinibito cinismo, il mondo del teatro facendo emergere le contraddizioni dell’uomo moderno e qualificando l’autore come un precursore di Harold Pinter.
In un allestimento in cui il regista Antonio Calenda sovrappone gli stilemi della Commedia dell’Arte alla fine sensibilità di Carlo Goldoni, “I due gemelli veneziani” è un’opera teatrale perfetta sul tema del doppio, tra equivoci e colpi di scena. Sebbene il plot abbia radici lontane, risalenti a Plauto e Terenzio, il genio goldoniano riesce a renderlo universale. I “due gemelli” sono incarnati con virtuosistica abilità da Massimo Dapporto, professionista tra i più versatili della scena italiana.
Nella “Trilogia della villeggiatura”, altro mirabile testo dell’autore veneziano, Tony Servillo ci offre una lucidissima e spietata analisi dell’uomo medio italiano, con la sua ansia di “apparire” piuttosto che di “essere”. Figura di spicco del teatro e del grande schermo (recente protagonista di “Gomorra” di Matteo Garrone, dall’omonimo libro di Roberto Saviano, e “Il divo” per la regia di Paolo Sorrentino, film premiati al Festival di Cannes), acclamato dal pubblico e consacrato dalla critica cinematografica con il “David di Donatello”, Tony Servillo imprime ad ogni interpretazione e regia uno stile inconfondibile.
La stagione teatrale 2008-2009, aperta nel segno di Eduardo De Filippo, si chiuderà con un altro suo capolavoro: “Il sindaco del Rione Sanità”, scritto nel 1960. Eduardo prese spunto da un personaggio reale che viveva nel popolare rione Sanità di Napoli. Il ruolo del titolo è ora sostenuto da un magistrale Carlo Giuffrè che, con questo lavoro, ha festeggiato i suoi sessanta anni di teatro, celebrati al Quirinale dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. L'attore-regista si cimenta in una delle opere più significative di Eduardo De Filippo, impareggiabile nell’evidenziare le annose questioni della società napoletana.
Nel cartellone, fuori abbonamento, è stata inserita una rilettura di un classico di Shakespeare, ad opera di Gian Ruggero Manzoni, firmata dal regista e scenografo molisano Nicola Macolino: “Il sonno di Macbeth”, in una versione avanguardistica, dove la simbologia, il ritualismo, gli scenari antropologici, propri della cultura molisana, si fondono con la modernità di linguaggi e di sperimentazioni espressive.
Esprimo sentimenti di gratitudine alle Istituzioni della città di Campobasso, allo staff della “Fondazione Teatro Savoia” per la fattiva collaborazione, oltre agli organi di informazione per l’attenzione che dedicheranno agli spettacoli.
Ritengo che la molteplicità di proposte, le differenti metodologie registiche degli allestimenti e la partecipazione di prestigiosi artisti in questa straordinaria stagione, possano impreziosire l’attività della “Fondazione Teatro Savoia” che ho l’onore di dirigere, per vivere, insieme, non solo momenti di evasione, ma anche di riflessione e confronto sui grandi temi dell’umanità.
dr. Fabio Poggiali - direttore artistico Fondazione Teatro Savoia -
04 / 09 / 2008
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