Il cavallo pentro è l’unica razza autoctona in Italia a vivere allo stato brado
ISERNIA - Successo per il Molise alla Fiera Cavalli di Verona, dove ha fatto vetrina il cavallo pentro, l’unico di razza autoctona in Italia a vivere allo stato brado sul Pantano della Zittola a 900 m di altitudine nel comune di Montenero Valcocchiara. Giorgio Caponetti, lo storico presentatore del Carosello alla Fiera Cavalli ha descritto con grande slancio e si è soffermato lungamente sui cinque cavalli pentri molisani in esposizione con tutte le altre razze autoctone italiane all’International Horse Festival di Verona che ogni anno dal 1898 richiama migliaia di appassionati. Riscoperti nel 1998, grazie allo studio e alla perseveranza di Nicoletta Miraglia, docente della Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi del Molise, oggi i cavalli pentro che vivono a Montenero Valcocchiara allo stato brado sono circa 600. “Da una popolazione non proprio eterogenea, ma comunque costituita da diverse varietà, siamo arrivati alla identificazione del tipo omogeneo pentro – ha spiegato la prof.ssa Miraglia, nel corso della conferenza stampa che si è tenuta sabato nello stand del Molise a Verona – dieci anni fa siamo partiti da circa 150 capi, adesso ce ne sono 600, tutti identificati con il microchip e con tutta una serie di sistemi atti a tenere sotto controllo la popolazione, con la scelta anche dei riproduttori maschi in modo tale da garantire uno sviluppo corretto della specie, finalizzato non solo più alla produzione di carne, ma alla procreazione di cavalli per turismo equestre o per equitazione di base”. La fiera di Verona, grazie ad un cofinanziamento di Moligal e Provincia di Isernia, è stata occasione per parlare di transumanza, di Fattorie Didattiche e di cavallo pentro. Su quest’ultimo è stata presentata una pubblicazione tecnico-divulgativa. Al tavolo dei relatori anche Luca Buttazzoni, direttore tecnico dell’Associazione Italiana Allevatori, che ha sottolineato l’unicità del cavallo pentro nel panorama delle razze autoctone italiane. “L’A.I.A. crede nella conservazione di queste razze autentiche, tradizionali – ha commentato Buttazzoni – perchè costituiscono risorsa di variabilità genetica che domani potrebbe diventare importantissima per condizioni che oggi nemmeno immaginiamo o per la loro adattabilità al territorio, per esempio il cavallo pentro è l’unico che in Italia è lasciato allo stato brado”. Con il riconoscimento del pentro nel registro genealogico del Ministero alle Politiche Agricole nel 2005, la Regione Molise ha stilato una legge regionale finalizzata alla tutela dell’antica razza equina, come ha sottolineato l’ex assessore all’Agricoltura e ora consigliere regionale Filoteo Di Sandro, sostenitore dell’ambizioso progetto sul Pentro. “Abbiamo tantissime risorse nel Molise, tra queste abbiamo la fortuna di avere un cavallo di razza autoctona che stiamo promuovendo in tutta Italia, motivo per cui lo abbiamo condotto anche a Verona per divulgarne le sue caratteristiche e potenzialità – ha esordito il consigliere Di Sandro al tavolo dei relatori per la conferenza stampa di presentazione del libro Il Cavallo Pentro e il Pantano della Zittola – la legge regionale del 2005 prevede una serie di vantaggi per chi alleva i cavalli, perché sappiamo che gli allevatori non ne traggono alcun vantaggio economico, al contrario sostengono grossi investimenti. È un piccolo aiuto per incentivare proprio gli agricoltori e gli allevatori ad occuparsi dello sviluppo del cavallo autoctono molisano che potrebbe essere impiegato per le gare, per le passeggiate e gli sport equestri più in generale, diventando una occasione in più per portare il Molise fuori dai suoi confini regionali”. Ad affiancare l’Unimol e la Regione Molise, l’Associazione Provinciale Allevatori di Campobasso. “Il nostro ruolo – sostiene il direttore tecnico dell’A.P.A. Maurizio De Renzis – è proseguire nell’azione di recupero e di sviluppo di questa razza, che rischiava di scomparire del tutto e che è tornata in auge grazie all’impegno e alla tenacia degli allevatori in primis che per secoli, tra mille difficoltà, hanno conservato il cavallo Pentro. Quanto al libro – continua De Renzis – si tratta di uno strumento divulgativo per addetti ai lavori e non, per i non molisani, ma anche per i molisani, in quanto ci sono alcune risorse sconosciute nella regione. Il libro rimedia a tale mancanza, facendo conoscere la bellezza del cavallo, le sue caratteristiche e le possibilità di impiego di tale razza”.
11 / 11 / 2008
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