Il Bullismo, come riconoscerlo
CAMPOBASSO - Il bullismo è considerato da molta letteratura una sottocategoria del comportamento aggressivo che si manifesta in modo particolarmente cattivo. Il termine bullismo, premettono i ricercatori, deriva dalla parola inglese “bullying” e identifica un’oppressione, psicologica o fisica, ripetuta e continuata nel tempo, perpetuata da una persona più potente, o da un gruppo di persone nei confronti di un soggetto percepito come più debole. Le ricadute non sono da sottovalutare e investono lo sviluppo del bambino a più livelli: da quello fisico, a quello emotivo, a quello sociale. Non è un caso che le vittime del fenomeno riportino problemi di insonnia, enuresi, dolori addominali, mal di testa e siano mediamente più tristi dei bambini che non subiscono i bulli. Queste ricadute possono degenerare fino a episodi depressivi gravi e a intenzioni suicidiarie; i problemi possono permanere nel tempo, e, spesso, i bambini vittime del bullismo diventano adolescenti con poca autostima e adulti depressi. Per non parlare delle conseguenze scolastiche: aumenta l’assenteismo, diminuisce il desiderio di far bene e in compenso cresce la paura, per non parlare degli effetti sul rendimento scolastico.
Dott.ssa Giorgina Di Ioia , Pedagogista Clinico, Giudice onorario minorile, docente presso l’Istituto Tecnico per Geometri “Pittarelli”, da diversi anni studia e sperimenta sul campo Il Disagio giovanile, i comportamenti a rischio e le sue manifestazioni a scuola, tra cui il bullismo, con progetti specifici in varie scuole del Molise.
12 / 05 / 2008