Grande successo per l’orchestra regionale del Molise diretta da Franz Albanese
CAMPOBASSO - Pubblico delle grandi occasioni per il tradizionale concerto di Capodanno che si è svolto a Campobasso presso la chiesa di S.Antonio di Padova. Rileviamo purtroppo che molte persone sono rimaste fuori e sono dovute tornare tristemente a casa, molte altre sono rimaste per tutto il tempo del concerto faticosamente in piedi. Ci chiediamo perché quest’anno il Concerto si sia svolto in Chiesa e non, come sempre, nel più capiente ed idoneo Teatro Savoia.
La riflessione è stata fatta garbatamente dal Maestro albanese, che in occasione del saluto chiedeva scusa ai cittadini per l’inconveniente. Ci domandiamo: è immaginabile che il Concerto di Vienna si svolga in altro teatro? Potremmo mai concepire che il Concerto di Capodanno del teatro La Fenice di Venezia emigri altrove? Perché tutto ciò? Ancora una volta le ragioni politiche hanno sovrastato le ragioni culturali a scapito degli interessi della collettività. Non vogliamo sapere dove stiano le ragioni e dove stiano i torti, ma una cosa è certa: tutti abbiamo perso!
La tradizionale opera lirica non ha avuto luogo (vi era grande attesa per “Nabucco”, capolavoro verdiano, programmato da un anno e cancellato vergognosamente dalle manifestazioni natalizie. Perché? Sappiamo solo che il teatro è rimasto tristemente chiuso, il “Nabucco” eliminato, e il Concerto di Capodanno con l’orchestra Sinfonica Regionale relegato in una chiesa non idonea né come capienza, né dal punto di vista acustico. Ma veniamo alla musica. Quest’anno il concerto è stato dedicato a musiche di molti Paesi: America (“Un Americano a Parigi” di Gershwin), Finlandia, Ucraina, Repubblica Ceca, Moldavia, Slovacchia, Austria. Una vera tavolozza di suoni, colori, ritmi, un meraviglioso caleidoscopio di piacevolissimo ascolto. Non è mancata la musica molisana con “Jubilus” del compositore Piero Niro (nato a Baranello). E’ una composizione di grande effetto strumentale dove l’orchestra dava il meglio di sé producendo un notevole impatto sonoro in particolare nel reparto degli strumenti a percussione. Vera chicca della serata era “Cantus Articus” del compositore finlandese Einojuhani Rautavaara. Si tratta di un brano per canto di uccelli artici e orchestra. Qui venivano mirabilmente rappresentate le lande tipiche del paesaggio artico con i suoni bellissimi prodotti dagli uccelli migratori che attraversano quelle terre. E’ un’opera di grande suggestione, piena di suoni, colori, atmosfere rarefatte, sognanti. La seconda parte del programma prevedeva le stupende Danze Slave di Antonin Dvorak. Qui l’orchestra regionale produceva una esecuzione formalmente e stilisticamente impeccabile, riuscendo a creare momenti di straordinaria incisività: grande cantabilità nella celebre “Dumka” (danza ucraina), ritmi serrati, trascinanti, che mandavano il pubblico in visibilio. Il concerto si concludeva con due classici del più noto repertorio viennese legato al Capodanno: “Sul Bel Danubio Blu” e “Marcia di Radesky” di Strauss. Dopo l’augurio di Franz Albanese e dell’orchestra a tutto il pubblico presente, il trionfo.
Franz Albanese
04 / 01 / 2010
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