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"GIORGIO ALBERTAZZI: "L'ULTIMO IMPERATORE" DEL TEATRO"

di Fabio Poggiali

CAMPOBASSO - "In qualità di direttore artistico della Fondazione Teatro Savoia di Campobasso, sono particolarmente orgoglioso di annunciare al pubblico molisano, la presenza di Giorgio Albertazzi, il 29 febbraio e 1 marzo al Teatro Savoia di Campobasso, con i due spettacoli-recital: "Dante legge Albertazzi" (29 febbraio) e "Shakespeare Jazz" (1 marzo). Il 29 febbraio, alle ore 11, presso la biblioteca P. Albino della Provincia di Campobasso, in occasione della rassegna "Ti racconto un libro", curata da Unione lettori Italiani, presenteremo assieme il volume che gli ho dedicato: "L'ultimo imperatore", edito da Bulzoni editore. Giorgio Albertazzi è oggi considerato il più grande attore italiano, ma anche uno dei più intelligenti uomini di cultura del nostro Paese ed una personalità artistica di spessore internazionale. Nel corso della sua carriera, iniziata con Luchino Visconti, ha costituito, per circa venti anni, assieme ad Anna Proclemer - compagna di vita e di palcoscenico - una “ditta” teatrale di straordinaria efficacia, con risultati eccellenti. Tra i loro numerosi successi: “Amleto”, diretto da Franco Zeffirelli; “La governante” di Brancati, con la regia di Giuseppe Patroni Griffi; “Spettri di Ibsen”, “Pietà di novembre” e “La fastidiosa” di Franco Brusati. Protagonista, nel 1954, del primo programma “one man show” della tv italiana, “Appuntamento con la novella” , Giorgio Albertazzi divenne in breve tempo un divo televisivo grazie ai numerosi sceneggiati interpretati che lo resero popolare e apprezzato dal pubblico italiano. Nel rivedere oggi, a distanza di anni, le sua magistrali interpretazioni nell’edizioni televisive dell’ “Idiota”, di “Delitto e castigo” di Dostoevskij,e del “Jekyll dal romanzo di Stevenson si avverte la sorprendente attualità della sua recitazione, così come non si può non rimanere rapiti dal suo magnetismo in “L’année dernière a Marienbad” di Alain Resnais, film che vinse il Leone d’oro a Venezia, nel 1961 e di cui fu protagonista a fianco di Delphine Seyrig. Nella sua carriera è stato diretto, con successo, da registi di diverse scuole teatrali, tra i quali Luchino Visconti, Franco Zeffirelli, Luigi Squarzina, Giuseppe Patroni Griffi, Franco Enriquez, Antonio Calenda, Maurizio Scaparro, Gigi Proietti, Dario Fo, Massimo Castri e Luca Ronconi: tutti gli hanno sempre riconosciuto straordinarie qualità e competenze. Dopo aver attraversato personaggi inquietanti e “mercuriali”, come “Re Nicolò” di Wedekind, “Enrico IV” di Pirandello e Riccardo III” di Shakespeare, negli ultimi anni, le sue frequentazioni letterarie sono state più assidue e gli esiti felici: le interpretazioni del carismatico imperatore Adriano, da “Memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar, e del raffinato professore da “Lezioni americane” di Italo Calvino rimangono scolpite nella memoria degli spettatori e gli allestimenti, più volte ripresi, hanno costituito dei veri eventi culturali. Entusiasmanti le sue letture di Dante (nel 2003 a Bologna c’erano circa venticinquemila persone entusiaste ad applaudirlo, mentre recitava i canti dell’Inferno dall’alto della Torre degli asinelli!) ed indimenticabili i suoi recital di poesia, che ha sempre amato in modo particolare, coltivando un’attenzione ed uno studio sui valori ritmici, metrici e musicali del verso, di cui è sempre stato un inimitabile “dicitore”. Ho voluto dedicare, nell’elaborazione del programma della Fondazione Teatro Savoia, una particolare attenzione alla poesia. Essa, come il teatro, fornisce risposte ai dilemmi della vita, offre spunti di riflessione e consente ai giovani di dotarsi di strumenti di intelligenza critica per analizzare il passato, vivere il presente, immaginare il futuro. Proprio il suo recital su Dante, sarà il primo atteso recital a Campobasso il 29 febbraio, mentre il 1 marzo, assieme all'attrice-cantante Serena Autieri e con il pianoforte di Marco di Gennaro, ci delizierà in uno spettacolo che alterna ritmicamente i versi di Shakespeare ed la musica jazz. Ho avuto la fortuna di conoscerlo nel 1988, quindi venti anni fa, allorché fui selezionato come giovane attore in una commedia, "Fiore di Cactus, da lui diretta. Quei mesi con lui furono determinanti per le mie future scelte artistiche e professionali. Durante le prove dello spettacolo ricordo che, con l’ingenuità dei vent’anni, proposi un’idea su come si potesse “montare” una determinata scena, attendendomi di venire subito zittito e magari rimproverato dal regista famoso e con la fama di autoritario. Questi invece, con mio grande stupore, esclamò semplicemente: “Bravo, bell’idea…teniamola!”. Da quell’ indimenticabile esperienza compresi che soltanto i registi “illuminati” permettono all’attore una collaborazione artistica. Negli anni, ne ho sempre ammirato, il fascino, la genialità, la voce e quell’immenso talento da “grande attore”, l’unico in Italia che per anni poté “duellare”, a distanza, con il compianto Vittorio Gassmann, e con il quale nacque una accesa rivalità mattatoriale che, in qualche modo, emulava quella sportiva tra Coppi e Bartali. Da sempre Albertazzi ha unito alla passione per il teatro e la poesia quella per l’insegnamento e la scoperta di giovani talenti che nel corso degli anni ha seguito, forgiato e incoraggiato. Di recente, ho avuto l’occasione di assistere ad alcune lezioni che Giorgio ha tenuto all’Università di Roma: ho ritrovato in lui quella stessa energia positiva, quello stesso spirito avventuroso di intellettuale e di guru, sempre curioso, controcorrente, entusiasta con e per i giovani, ai quali trasmette, con l’aria da dandy dannunziano, passione ed eros miste a tecnica e professionalità. Secondo Albertazzi, Il Maestro parte sempre senza sapere nulla, perché sa che il sapere si rivelerà nello stesso ragionare con gli altri, dopo averli spogliati delle facili verità di cui si sentono portatori. L'unico merito che si attribuisce è quello di aver guidato gli altri in quella ricerca della verità; egli li ha aiutati a partorire se stessi, cioè ad estrinsecare quella verità che era già in loro, ma che essi da soli non riuscivano a far "nascere" (è l'arte della maieutica). Per Albertazzi, “il Maestro” non è pertanto colui che insegna, bensì colui che “cerca insieme” all’allievo ed è sempre l’allievo - per lui come per l’arguto semiologo Roland Barthes -, che sceglie il suo Maestro, e non il contrario: anche per questo ho sempre reputato che egli fosse il mio Maestro.


28 / 02 / 2008





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