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CITTADINANZATTIVA CONTRO L’OBBLIGO DI DENUNCIA DEGLI IMMIGRATI

CAMPOBASSO - Il Parlamento ha recentemente soppresso il comma 5 del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286 “T.U. di disciplina dell’immigrazione”, nel quale si leggeva: "L'accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all'autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano".
E’ una norma inaccettabile da molti punti di vista.
Per il fatto che nega il fondamentale diritto alla salute delle persone che deve essere garantito a prescindere da ogni altro tipo di considerazione, coerentemente con l’articolo 32 della nostra Costituzione.
Perché crea non solo una sanità di serie A e una di serie B (purtroppo a questo siamo già abituati visti gli effetti del federalismo sanitario) ma anche una sanità di “polizia” dove i medici, violando anche il codice deontologico, dovrebbero denunciare gli immigrati tradendo il rapporto di fiducia medico paziente.
E’ una norma sbagliata perché in questi giorni si è detto che fa “risparmiare” soldi: invece, impedendo la cura degli immigrati irregolari espone tutti i cittadini ai rischi di malattie trasmissibili non gestite e prevenute con costi in prospettiva molto più alti.
E’ una norma assurda perché scarica, come spesso accade nel nostro paese, sui servizi socio/sanitari responsabilità che attengono agli organi di polizia, ad accordi fatti e non rispettati dal Ministro degli Esteri con i paesi di provenienza e più in generale i risultati di politiche miopi ed inefficaci.
Introduce un pericoloso precedente in tema di diritti civili e di privacy perché rende “superabile” quello che è il segreto professionale in un settore così delicato come la salute.
E’ una norma che va contro anche quello che è l’attuale sistema dei poteri nella sanità del nostro paese perché non ha tenuto conto dei pareri dei presidenti delle Regioni che hanno competenza in tema di servizi sanitari.
Inoltre, il provvedimento approvato a Palazzo Madama espone al gravissimo rischio dello sviluppo di una “sanità ombra”, gestita dalla criminalità organizzata, i cui utenti potrebbero rappresentare un inesauribile serbatoio di “manovali del crimine”; ancora, il provvedimento non risolverà il problema della presenza degli immigrati irregolari, ma scaverà un solco profondo tra i “popoli”, aumentando a dismisura tensioni sociali e disuguaglianze ed, infine, peggiorerà considerevolmente lo stato di salute anche della popolazione italiana tutta, con la possibilità, come detto, di sviluppo di epidemie di malattie trasmissibili, le quali non sono soggette a passaporto né a visto di soggiorno.
E’ una norma che rischia di dividere il Paese e che in questi giorni ha visto moltissime prese di posizioni, da Medici senza Frontiere a tantissime organizzazioni civiche, sindacati medici, tutti contrari sino a Famiglia Cristiana che in queste ore ha parlato esplicitamente di leggi razziali.
E’ una battaglia di civiltà che non può vederci assenti. In queste ore stiamo lavorando ad una lettera aperta al presidente della Camera dei Deputati e a tutti i parlamentari in cui chiediamo di cancellare questa norma (approvata al Senato ed ora in attesa di valutazione alla Camera).
Su questa richiesta abbiamo intenzione di mobilitare un ampio numero di interlocutori, organizzazioni civiche, soggetti del mondo medico e del lavoro.
In questi giorni alcune istituzioni regionali si sono già mosse su questo fronte.
La Regione Puglia è intervenuta comunicando che ai medici di famiglia che dovessero denunciare gli immigrati sarebbe tolta la convenzione.
La Regione Lazio, su proposta del movimento, sta procedendo alla preparazione di cartelli multilingua da affiggere negli ospedali dove si dice che saranno garantiti i servizi sanitari senza rischio di denuncia. I cartelli, in 6 lingue, porteranno la scritta “in questa struttura ogni persona può venire e curarsi liberamente senza alcuna discriminazione nel rispetto dell’art. 32 della Costituzione Italiana”.
La Provincia di Roma sta intervenendo con una serie di iniziative di informazione di prossimità, in collaborazione con una serie di strutture sanitarie e del movimento, per gli immigrati anche perché uno dei problemi in queste ore è dato dall’”effetto annuncio” e dal timore che queste persone hanno di recarsi nelle strutture sanitarie.
Gli Ordini dei medici di Campobasso e di Isernia hanno espresso il loro profondo dissenso, sottolineando il contrasto con i principi etici e deontologici e denunciando la pericolosità per la collettività della dissuasione a curarsi nei confronti degli immigrati, sollecitando la revoca del provvedimento e riaffermando che “non potranno mai tradire chi chiede tutela per la propria salute.”
Chiediamo anche alla Regione Molise e alla Province di Campobasso e di Isernia di attivarsi con iniziative finalizzate ad opporsi all’applicazione di questa norma assurda ed indegna in un Paese civile.

Cittadinanzattiva – Tribunale Diritti del Malato Molise
Quirino Mescia

17 / 02 / 2009





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